Uvaggi e miraggi

 

UVAGGI E MIRAGGI

Nel rovistare tra i vecchi articoli, come avevo già fatto con Il Sangiovese di Collodi, ho scovato un altro pezzo degno di attenzione o quanto meno di interesse che è stato pubblicato (anch’esso) diciannove anni fa, un periodo che equivale a un passaggio generazionale. Alcuni dei concetti espressi, relativi all’affidabilità del sangiovese, sono stati del tutto superati perché, fortunatamente, è cambiata radicalmente la gestione e la qualità dei vigneti rispetto a venti anni fa. Tanto è vero che buona parte degli impianti sono stati negli anni corretti, modificati, sostituiti o rinnovati totalmente. Ma, per quanti miglioramenti siano stati conseguiti, le conclusioni alle quali giungevo quasi venti anni fa sembrano essere quanto mai attuali:
 
…il sangiovese ha un duplice volto: da un lato è, storicamente, un vitigno da uvaggi e dall’altro possiede caratteristiche “individualiste”. Un tempo per ottenere vini di rapido consumo s’ingentiliva con aggiunte di uve bianche, malvasia e trebbiano, oggi, per ricavare vini più concentrati e longevi, si inserisce il cabernet o il merlot. Se questa è l’esigenza diffusa, anche se non sempre dichiarata, un motivo ci sarà pure ed è spiegato, in grandi linee, dall’incompleta affidabilità della “sacra” uva nostrana, che offre risultati straordinari solo in determinate aree per non dire in singoli vigneti, per scadere nella mediocrità in altre situazioni. 

E’ pur vero, invece, che abbandonandosi sistematicamente a pratiche che prevedono l’addizione di altre uve si rischia di veder smarrire il gusto unico e inconfondibile che solo il Sangiovese, ma il concetto vale anche per altre varietà autoctone, realmente in purezza (ovvero al 100%) può garantire. Ecco che entra in gioco il suo carattere individualista che lo fa assimilare ad uve come Pinot Nero e Nebbiolo. In Borgogna e nelle Langhe si fanno grandi vini da monovitigno tenendo presente un concetto ben preciso e radicato: l’esaltazione del vigneto singolo, del cru per dirla alla francese. Continuino pure i nostri produttori a proporre un vino da assemblaggio: è la scelta tattica migliore se ci si vuole assicurare un buon vino per ogni stagione.  Ma che inizino a prendere in considerazione la possibilità di eleggere almeno uno dei propri vigneti, magari quello che da sempre concede risultati superiori, per realizzare un Sangiovese in purezza. Ipotizzare, in futuro, una mappa di cru di Sangiovese è solo un miraggio?

2 commenti

    • Alessandro il 19 Aprile 2020 alle 16:54

    Buonasera Ernesto
    apprezzo molto i tuoi articoli,
    pero’ devo dirti che questo e’ molto interessante, anche se non analizzi una azienda od una bottiglia in particolare
    esprimi dei concetti importanti che aiutano a conoscere ed a capire dove può e riesce ad arrivare una particolare uva.
    Sai meglio di me che i rossi taglio bordolese o i merlot in purezza piacciono subito , ma il sangiovese e’ una bella poesia, fai bene a consigliare i produttori delle zone votate,questa e’ la maniera per creare grandi bottiglie.
    Tanti Saluti
    Alessandro

    1. Buonasera Alessandro,
      ti ringrazio intanto per le tue interessanti considerazioni. Tieni presente che le riflessioni che ho riportato risalgono a quasi venti anni fa, quando il sangiovese era decisamente bistrattato rispetto a oggi e dominavano tagli e stili internazionali. Tuttavia alcune parti del testo di quell’epoca sono ancora attuali, anche se il contesto è fortunatamente cambiato in positivo.
      Saluti
      Ernesto

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