I CHIANTI CLASSICO DI MONTEROTONDO

Non è difficile scrivere dei vini di Monterotondo, un toponimo presente in cento altri luoghi d’Italia, ma che in questo caso è riferito all’azienda chiantigiana (Gaiole) di Saverio e Fabiana Basagni. Non è difficile, dicevo, perché si tratta di rossi così personali e così poco allineati che i motivi per darne un resoconto non banale ogni volta si moltiplicano. Non sono soprattutto vini prevedibili e anche in questa occasione i due cru – Vigna Seretina e Vigna Vaggiolata – ne hanno dato prova sottolineando insieme anche la presenza di un passaggio stilistico verso forme più proporzionate e un uso più “ragionevole e ragionato” del rovere.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione

I VINI DI ARGIANO

Dopo un periodo di incertezze e prestazioni altalenanti, i Brunello di Argiano sembrano avere trovato nuova linfa e vitalità. Anche le ultime uscite, coincidenti con l’ottima annata 2015, hanno confermato questa direzione esprimendo generalmente maggiore nitidezza, un uso dei legni più calibrato e un evidente ricerca di equilibrio e finezza.

E se dal cru Vigna del Suolo era da attendersi una prova autorevole ma non così strepitosa, ancora più sorprendente e rappresentativa delle ambizioni della proprietà, in considerazione della consistente quantità prodotta, si è rivelata l’ottima riuscita del Brunello di Montalcino “Argiano”.

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UNO SGUARDO A LAMOLE

Grazie a un manipolo di aziende virtuose e, forse, all’indirizzo climatico che ha prevalso in questo scorcio di ventunesimo secolo, il territorio di Lamole è tornato a far parlare di sé da alcuni anni. I vini mostrano generalmente strutture agili, più eleganti che concentrate, tensione e freschezza, oltre ai caratteri aromatici tipici della zona come sono i profumi di iris e frutti rossi.
I Report presenti nella pagina Ratings sono dedicati per il momento a Castellinuzza-Cinuzzi e a Lamole di Lamole, due aziende dalle caratteristiche ben diverse tra loro ma solidali nel fornire una riuscita rappresentazione del territorio.

CASTELLINUZZA-CINUZZI 
È una delle tre Castellinuzza di Lamole: oltre a Cinuzzi vanno ricordate infatti il Podere Castellinuzza di Paolo Coccia e Castellinuzza e Piuca. Tre realtà di stampo familiare che, oltre a valorizzare Lamole, riescono involontariamente a confondere i consumatori (e non solo loro), che spesso le scambiano.
In effetti tra le tre aziende oltre al nome non ci sono marcate differenze, né di dimensione né stilistiche, ma in questa occasione darò risalto alla proprietà della famiglia Cinuzzi che mi ha proposto in assaggio tre etichette – rigorosamente di soli Chianti Classico – meritevoli di essere raccontate…Segue per gli abbonati

LAMOLE DI LAMOLE – Report WR
Si differenzia nettamente da tutte gli altre aziende lamolesi, autoctone e di piccole dimensioni, perché fa parte di un vero colosso dell’enologia italiana come è il Gruppo Santa Margherita; un dato che potrebbe indurre a pensare di trovarsi di fronte a una produzione rivolta stilisticamente a soddisfare gusti “internazionali”, tradendo, se così si può dire, i valori del territorio. La realtà non è fortunatamente così, anzi, è proprio il caso di dire che Lamole di Lamole si è sorprendentemente integrata con l’ambiente che la circonda e i suoi vini ne riflettono sempre più convintamente i tratti distintivi…Segue per gli abbonati

DIEVOLE, MERAVIGLIA E LE COLONNE

Che ci fanno insieme due aziende bolgheresi (Tenuta Meraviglia e Tenuta Le Colonne) e una chiantigiana (Dievole)? La risposta è semplice e direi quasi ovvia: fanno parte del Gruppo Alejandro Bulgheroni che, oltre alle sopracitate, possiede altre due aziende a Montalcino (Podere Brizio e Poggio Landi). Seppur imperniato su varietà del tutto diverse, lo stile dei vini è sintonizzato, almeno nelle intenzioni della proprietà, sulle onde della naturalezza, del rispetto dell’ambiente e dell’uso poco esasperato del rovere nuovo.

Gli assaggi effettuati hanno nell’insieme fornito risposte coerenti con i suddetti propositi, con note di particolare merito per il Chianti Classico Riserva Novecento e per il Bolgheri Maestro di Cava della Tenuta Meraviglia. 

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I VINI di BORGO LA STELLA

Situata in un angolo del territorio del comune di Radda in Chianti, tra Castellina e Vagliagli, Borgo La Stella è un’azienda che, nonostante la recente fondazione, sembra avere le idee piuttosto chiare sullo stile dei suoi vini che, rifuggendo le concentrazioni eccessive, sono dichiaratamente indirizzati sulla ricerca di equilibrio e finezza. E non deve ingannare in tal senso la presenza di una piccola quota di merlot nell’uvaggio dei Chianti Classico: sappiamo bene che oggi le uve internazionali sono spesso viste come un elemento di contaminazione della purezza espressiva di una tipologia, ma si tratta di letture semplicistiche e superficiali. Assai di più che le percentuali di uvaggio valgono, come ho ribadito più volte, i caratteri del territorio e la “mano”, intesa come insieme di sensibilità, competenza, cultura e intuizione, di chi deve tradurli in vino. Per quanto mi riguarda, quindi, è la prova del “bicchiere” che fa testo e in questo caso debbo dire che riesce a rafforzare l’idea, suggerita dai 600 metri di altitudine dei vigneti, di vini freschi ed eleganti più che potenti.

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