Indaco e Scipio, due vini della Tenuta Sette Cieli

Indaco e Scipio, due vini della Tenuta Sette Cieli

Nel Report collegato ho recensito una piccola degustazione dei due principali vini (Indaco e Scipio) della Tenuta Sette Cieli, azienda situata a Monteverdi Marittimo (PI) con alcuni vigneti presenti anche a Bolgheri dove realizza un Bolgheri Rosso DOC.

La degustazione in oggetto, condivisa con Claudio Corrieri, è una piccola verticale che ha preso in esame quattro annate di Indaco, blend di cabernet sauvignon-merlot-malbec, e tre di Scipio, cabernet franc in purezza e, per quanto limitata nel tempo visto che le annate esaminate vanno dalla 2013 alla 2016, la sensazione di aver percepito una focalizzazione stilistica più definita e matura rispetto al pur recente passato (del quale ricordo le prime uscite) è più che concreta.

Emerge, infatti, una maggiore attenzione riservata  all’equilibrio e alla ricerca di eleganza , rispetto alla “primitiva” esibizione muscolare. Un segnale che voglio sperare non sia frutto del caso ma di un naturale processo evolutivo nell’interpretazione dei vini e dei loro caratteri territoriali.

V. d. G.: Paleo 2016 Le Macchiole

Paleo 2016 LE MACCHIOLE

Nonostante che il disciplinare di produzione comprenda un’ampia gamma di vitigni e tipologie, i vini a indicazione geografica continuano ad avere uno spazio non secondario nell’area bolgherese. Non sto a indagare sui motivi che hanno indirizzato alcune aziende verso questa scelta, mi limito a constatare che nella degustazione effettuata nel mese scorso sono emersi dei valori notevolissimi, soprattutto (ma non esclusivamente) in corrispondenza dell’annata 2016. E, aggiungo, soprattutto (ma non esclusivamente..) dell’azienda Le Macchiole, il cui tris d’assi (Messorio, Paleo, Scrio) non si è mai mostrato così compattamente in forma come in questa occasione; il mio preferito continua però ad essere il Cabernet Franc Paleo, del quale, in vena ormai di anticipazioni, riporto in sintesi le note di assaggio:

..spaziale…

Forse sono stato un po’ estremo nella sintesi e aggiungo una riga:

..condensa nel bicchiere tutti i pregi immaginabili in un Cabernet Franc di classe…

Il resoconto dettagliato è disponibile nel Report 2019 “Rossi IGT Bolgheri”.

VINO DEL GIORNO: Cabernet Franc La Fralluca

Alla sempre più corposa lista di Cabernet Franc di valore prodotti sulla costa toscana, possiamo aggiungere, senza la minima incertezza, quello prodotto da La Fralluca di Suvereto:

93/100  –   Toscana Cabernet Franc IGT 2015 LA FRALLUCA
intenso e brillante nell’aspetto, si apre al naso su un ricco ventaglio di aromi che vanno dai frutti di bosco al pepe, dalla menta alle erbe aromatiche, con lievissimi tocchi di peperone e vaniglia sullo sfondo; in bocca è denso, morbido, bilanciato, lungo ed elegante nel finale. Un rosso già pienamente godibile ma in grado di migliorare ancora con la permanenza in bottiglia.

VINO DEL GIORNO: Cabernet Sauvignon di Isole e Olena

La recensione odierna è dedicata a chi se ne infischia delle mode e guarda alla sostanza. Fate parte di quelli che “io bevo solo Pinot Nero, Sangiovese e Nebbiolo”? Inorridite se qualcuno si azzarda solo ad accennare al Cabernet?  Allora potete saltare le prossime righe dato che, parafrasando (assai malamente) l’Infallibile Ispettore Rock, dovrei concludere che avete commesso un errore: non avete mai provato la Collezione Privata di Isole e Olena.

94/100   –   Toscana Rosso IGT Cabernet Sauvignon Collezione Privata 2014 ISOLE E OLENA
Scuro e giovanile nel colore, profuma intensamente di spezie orientali, ribes e mirtilli; in bocca è morbido, elegante, dotato di un frutto integro e di tannini dolci e saporiti. Il finale è coerentemente lungo, complesso e piacevolmente fresco.

Un breve accenno ai Rossi IGT di Bolgheri – Giugno 2018

Il disciplinare di produzione della DOC Bolgheri permette di utilizzare più vitigni sia in assemblaggio libero che in purezza, ma questa apprezzabile libertà operativa non ha evitato che una parte, seppur ridotta, dei vini prodotti nel territorio continuasse a essere imbottigliata come IGT.

Al di là della forma, resta comunque il fatto che tali vini vengano percepiti, dai consumatori e dagli addetti ai lavori, come pienamente rappresentativi del carattere bolgherese, senza dare eccessivo rilievo a cosa è riportato sull’etichetta.

Gli assaggi di quest’anno hanno riproposto una gerarchia qualitativa in larga parte prevedibile, con il “trio” de Le MacchiolePaleo, Messorio e Scrio 2015 (ordinato secondo le mie personali preferenze) – schierato compattamente in prima linea.

Il Masseto 2015, a sua volta, possiede il volume e l’opulenza delle annate più classiche e non deluderà pertanto i suoi numerosi estimatori, ma attenzione al 2016 che, assaggiato in anteprima, esibisce una profondità e una tensione gustativa raramente rintracciabili in un Merlot; almeno a queste latitudini. Ma di questo confronto interno torneremo a trattarne prossimamente.

 

Per il momento mi piace invece sottolineare il cambio di passo, già notato con l’annata 2013, messo in mostra da un’altra firma storica di Bolgheri; mi riferisco al Cavaliere 2015 di Michele Satta, che esprime con ammirevole nitidezza un bel carattere da sangiovese.

L’ultimo appunto di queste brevi anticipazioni lo dedico alla vera sorpresa degli assaggi di quest’anno: la Cuvée Eva 2016 prodotta dall’azienda Le Crocine. Un esordiente assoluto, un Cabernet Franc in purezza dotato di un’eleganza e di una definizione stilistica stupefacenti.

Ne risentiremo parlare..

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