| DENOMINAZIONE | NOME DEL VINO | ANNATA | AZIENDA | GIUDIZIO | VOTO |
| Colli della Toscana Centrale IGT | Bomberto | 2014 | RAMPA DI FUGNANO | tratti evoluti e leggermente vegetali – scarno e disunito nello sviluppo ma sincero, spontaneo – il finale è sostenuto dall’acidità | 81 |
| Colli della Toscana Centrale IGT | Gisèle | 2014 | RAMPA DI FUGNANO | curiosamente surmaturo, in rapporto all’annata – intenso e ricco di frutto e di buona acidità – finale coerente ma leggermente appiccicoso | 84 |
| Côtes Catalanes Francia | Calcinaires | 2015 | DOMAINE GAUBY | pepe fresco e frutti rossi, lievi scorie olfattive in sottofondo – fruttato, diretto, semplice – non lungo, ha una lieve vena amarognola finale ma è molto gustoso | 87 |
| Montecarlo Cabernet Sauvignon DOC | La Torre | 2015 | FATTORIA LA TORRE | frutto maturo – più densità che identità – intenso e farraginoso nel finale, ma il succo c’è | 81 |
| Montefalco Sagrantino DOCG | Carapace | 2011 | TENUTE LUNELLI | interessante sul piano aromatico con profumi anche floreali – sviluppo ordinato e preciso sul palato – finale leggermente più rigido | 86 |
| Teroldego Rotaliano DOC | Maso Scari | 2012 | BARONE DE CLES | intenso ma anche un po’ boisé – denso, carnoso, non manca di complessità – vino di buona struttura e medio carattere | 86 |
| Teroldego Rotaliano DOC | Primo | 2013 | BARONE DE CLES | note di felci, tabacco, ginepro – struttura levigata, soffice – finale più semplice ma di buona lunghezza – ben fatto, riuscito, piacevole | 87 |
| Teroldego Rotaliano DOC | Riserva Cardinale | 2011 | BARONE DE CLES | il frutto non manca ma i profumi fanno leva su una forte speziatura accompagnata da note affumicate – in bocca esprime un carattere singolare, la trama tannica è soffice, si affaccia con decisione il rovere ma il finale recupera ariosità e lunghezza | 89 |
| Toscana Rosso IGT | Salamartano | 2013 | MONTELLORI | anche a Montellori l’annata 2013 ha concesso caratteristiche di invidiabile equilibrio e profondità ai suoi vini migliori – il Salamartano si propone nella sua migliore versione di sempre, è avvolgente, molto persistente, molto fresco nel finale | 93 |
| Umbria Rosso IGT | Giovanni | 2012 | CANTINA PEPPUCCI | rotondo, piacevole, agile, di buona continuità – di medio carattere e finale ma ben fatto | 85 |
| Umbria Rosso IGT | l’Altro Io | 2012 | CANTINA PEPPUCCI | profumi di spezie e fiori – è intenso e reattivo, ha carattere – finale che spinge con energia, senza scorie tanniche – molto buono | 90 |
Dicembre 2016 – Rossi di Sicilia
| DENOMINAZIONE | NOME DEL VINO | ANNATA | AZIENDA | GIUDIZIO | VOTO |
| Sicilia Nero d’Avola DOC | Centuno | 2013 | VITICOLTORI CANICATTI’ | colore intenso e vivo – profumi di frutti neri maturi e confetture di amarene – sapore gustoso, di buona pienezza, con finale leggermente tannico ma fresco | 88 |
| Sicilia Noto Rosso DOC | Zisola | 2014 | ZISOLA | il frutto è maturo e dolce ma non marmellatoso – piacevole e lineare, mantiene un assetto ordinato | 85 |
| Terre Siciliane Cabernet Sauvignon IGT | Missoni | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | il frutto è nitido, intenso, diretto – rotondo, gustoso e godibile in bocca senza scadere nella semplicità – finale piacevole di media gittata | 86 |
| Terre Siciliane Frappato IGT | Carolina Marengo | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | colore leggero, profumi nitidi di giusta maturità – sapore croccante e fragrante, molto gradevole e bevibile | 87 |
| Terre Siciliane Merlot IGT | Valentino | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | una punta di surmaturità nei profumi ma la qualità tannica è sorprendente – ha spessore e ricchezza senza andare fuori registro – il finale è pulito, intenso e lungo | 90 |
| Terre Siciliane Merlot – Syrah IGT | Baglio del Sole | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | fresco, nitido, sul frutto – semplice e di buona beva | 83 |
| Terre Siciliane Nero d’Avola IGT | Baglio del Sole | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | un pizzico di carbonica al primo impatto – è intenso, gradevole, bilanciato e non privo di grinta | 84 |
| Terre Siciliane Nero d’Avola IGT | Versace | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | molto articolato al naso con note di mirto, fiori di campo, erbe mediterranee, amarene – palato molto succoso, dalla dolcezza diffusa e calibrata – con l’ossigenazione emerge la presenza ingombrante del rovere | 87 |
| Terre Siciliane Pinot Nero IGT | L’Eterno | 2014 | FEUDI DEL PISCIOTTO | il rovere è un po’ scomposto e limita l’affermazione del carattere che, tuttavia, affiora con interessanti connotazioni saline alternate a sensazioni dolci di confetture di fichi | 85 |
| Terre Siciliane Rosso IGP | Effe Emme | 2013 | ZISOLA | colore scuro, profumi di frutti neri e spezie – il tatto è morbido, vellutato con efficace distribuzione del sapore e finale continuo e corrispondente | 87 |
Dicembre 2016 – Loira Giusta
LOIRA GIUSTA di Claudio Corrieri
Strano ma vero, non era venuto in mente a nessuno di fare una degustazione così completa sulle denominazioni che costeggiano la Loira, a partire dal Sancerrois attraverso il Saumurois, fino a arrivare ai Pays Nantais.
Bisognava aspettare l’unione d’intenti di bravi e attenti importatori come Maurizio Cavalli, Mario e Leonardo del Teatro del Vino e Christian Bucci delle Caves de Pyrene, l’individuazione di una location ampia e conosciuta come Villa Favorita nel vicentino e, infine, la buona volontà di circa 500 appassionati giunti da ogni dove per appagare la propria curiosità.
Loira Giusta, il (giusto) nome dato all’evento.
Il percorso è stato suddiviso per denominazioni (appellations) e per selezioni operate dai vari importatori (erano presenti anche alcune campionature del Club Excellence, ovvero il resto degli importatori che agiscono in Italia). In effetti non era un compito facile esporre in un corpo unico la Loira del vino, data anche la grande estensione della zona, oltre a una differenziazione geologica significativa da ovest a est e una condizione meteorologica dove gli influssi continentali da una parte e oceanici dall’altra, generano vere e profonde disomogeneità fra le varie denominazioni.
Fra un banco d’assaggio e l’altro sono però riuscito a trascrivere qualche nota (da intendere solo come una parziale indicazione di merito e di stili produttivi).
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Quincy (per 240 ettari a sud ovest della più nota zona di Sancerre).
*Domaine du Tremblay Cuvée Vieilles Vignes 2014 – (sauvignon) –
integro il frutto fra fiori gialli e agrumi, attacco che da subito induce alla beva per le movenze agili e sapide, tessitura un po’ in debito di densità ma nell’insieme un buon riferimento – 86/100.
Menetou-Salon (per 484 ettari al confine con la zona del Sancerre).
*Domaine Pellé Morogues Les Blanchais 2014 – (sauvignon) –
colore marcato, con tendenze evolutive confermate anche al naso, è giocato più sulla ricerca di estrazione e potenza che sulla finezza e sulla dinamica. Finale che non riesce a progredire – 82/100.
Sancerre (per 2815 ettari lungo la riva destra del fiume con terreni gessosi e silicei patria elettiva ma non esclusiva del sauvignon).
*Henry Bourgeois Sancerre Cuvée d’Antan 2014 – (sauvignon) –
gli aromi colpiscono per integrità e precisione, ordinati e scanditi dal pompelmo alla pesca bianca, centro bocca che dà impulso e rilancia la dinamica nel finale salino e materico; vino ben fatto e ben gestito – 90/100.
*Domaine du Carrou Sancerre Rosé 2014 – (pinot noir) –
curiosa espressione in rosato di pinot nero, tutta giocata in sottrazione e bevibilità, non fa mostra di muscoli e potenza ma vola sciolto e libero sulle ali della leggerezza e della fragranza aromatica, fra note di rose e di ribes – 84/100.
*Comte Lafond Sancerre Grand Cuvée 2014 – (sauvignon) –
il naso è inchiodato dall’abbondante solforosa, anche se fra le pieghe si intravede una materia ordinaria ma ben disposta (spesso i cugini francesi attuano queste terapie inoculanti di so2 per poi vantarsi della longevità dei loro vini bianchi…) – 82/100.
*Domaine Gitton Père et fils Galinot Silex 2012 – (sauvignon) –
ampio, grasso e ben estratto, fra espressioni fruttate e mature di melone giallo e pesca bianca, ha una eccessiva presenza boisé che banalizza il carattere, con finale lungo ma dominato dai legni dolci – 85/100.
*Vincent Pinard Sancerre Blanc Flores 2014 – (sauvignon) –
mano felice e ispirata anche in un semplice bianco base: Vincent riesce a cogliere le caratteristiche del miglior Sauvignon della zona con fragranze floreali precise e nette e grande dinamica gustativa, tanto facile è la bevibilità – 88/100.
*Vincent Pinard Sancerre Blanc Petit Chemarin 2013 – (sauvignon) –
quì c’è maggiore estrazione, tensione e acidità, è grasso ma senza essere pesante e senza frenare la beva e la dinamica gustativa; con la solita mano sapiente e chirurgica in vinificazione, Vincent ci lascia un vino da bere ora ma anche per i prossimi 10 anni – 92/100.
*Pascal Cotat Sancerre La Grande Côte 2015 – (sauvignon) –
Pascal sicuramente è un grande produttore, ma il fatto che si ostini, con vendemmie sempre più tardive, a cercare maturità e senso di grassezza mi lascia un po’ perplesso. Il finale sapido e salmastro ti riconcilia un po’ e si salda con il territorio ma mi aspettavo qualcosa di più. Sarà l’annata calda o la poca permanenza in bottiglia? vedremo…87/100.
Pouilly-Fumè (per 1200 ettari a est della Loira terreni ricchi di calcare)
*Domaine Bouchié-Chantellier Première Millesime 2014 – (sauvignon) –
interpretazione semplice ma scorrevole e appetitosa, con note giustamente affumicate e finale delicato su sentori di pompelmo; è però in debito di carattere territoriale – 85/100.
*Château de Tracy Haute Densité 2013 – (sauvignon) –
ottimo il naso fra accenni di salvia e finocchietto selvatico, ma anche cera d’api e pietra vulcanica; i legni e il frutto sono ben integrati e il finale trova intensità e distensione. La densità per ettaro per la produzione di questa cuvée arriva a 17000 piante – 90/100.
*Joseph Mellot Le Troncsec 2015 – (sauvignon) –
non eccelle per complessità e rigore stilistico, ma si lascia bere facilmente anche se non c’è da sbilanciarsi troppo sulla sua longevità futura – 84/100.
*Puzelat-Bonhomme 2012 – (sauvignon) –
si tratta della società di negozio di Tierry Puzelat e ne mantiene lo stile e l’approccio biodinamico. Al netto di alcuni cenni ossidativi, esprime una bella bevibilità e un’interpretazione originale – 84/100.
Cour-Cheverny (circa 50 ettari).
*Domaine des Huardes Cour-Cheverny Cuvée Francois 1ere 2011 – (romorantin) –
mi ha incuriosito l’uva che compone questo vino, rara e autoctona. Basti pensare che per anni i vini bianchi di molte osterie di Parigi erano a base di Romorantin, paragonabile al nostro trebbiano toscano delle campagne chiantigiane, presente in alcune trattorie popolari. Ma, al di là della dote rustica e della leggera vena ossidativa, il vino mostra un carattere salino e un buon temperamento gastronomico, fra aromi di castagna bollita e tiglio – 86/100.
Touraine (ampia e divisa in molte sottozone per 4475 ettari).
*Puzelat-Bonhomme Touraine Ko in cot we trust 2012 – (malbec) –
veramente singolare questo vino per chi conosce alcuni esempi di Malbec magari argentini o italiani. Vinificato adottando un protocollo Bio, non nasconde alcune imperfezioni fra volatili alte e residuali odori di ridotto; trova però in bocca una sorprendente verve, aromatica e sapida, che spinge molto il finale – 85/100.
Coteaux-Vendomois (153 ettari con uve miste fra cui il “super autoctono” pineau d’Aunis)
*Patrice Colin Petillant Perles Grises – (pineau d’Aunis) –
vino carbonico rifermentato in bottiglia, evidenzia note speziate e pepate intriganti e una bella cremosità al palato, che induce a una fragrante bevuta stimolata da una fresca acidità – 86/100.
Jasnieres (65 ettari accanto al Coteaux-Vendomois).
*Domaine de Bellivière Les Rosier 2014 – (chenin) –
le vigne giovani (50 anni!!) di questo produttore danno un contributo di complessità minerale al vino e una corrente acida che illumina il sorso, lungo, modulato con un finale scattante, tonico e roccioso in tutti i sensi. Tessitura da grande vino, una bella scoperta – 91/100.
Montlouis (350 ettari fra argille silicee e sabbia).
*Frantz Saumon Mineral 2015 – (50% sauvignon, 50% chenin) –
mai nome fu più appropriato: le note affumicate e vulcaniche ti entrano subito nel naso e non te le togli più, soprattutto grazie a un sorso che conferma e dilata queste sensazioni, affiancando anche gli aromi agrumati del sauvignon e mielati dello chenin – 89/100.
Vouvray (2175 ettari dove lo chenin trova molte interpretazioni fra sec, demi-sec, metodo tradizionale ..).
*Domaine Careme Ancestrale 2013 – (chenin blanc) –
piacevole spumante, anche qui il rigore e la tecnica non riescono a delineare i contorni di questo vino, ma la beva è progressiva e piacevole – 84/100.
*Clos Naudin Demi-sec 2003 – (chenin blanc) –
lo chenin nella sua interpretazione con residuo zuccherino, ma dove il contrasto di una acidità notevole e il finale dolce e minerale creano una bevibilità esplosiva. Struttura dalla tessitura agile e felpata, mai in debito di continuità e ricca di stratificazioni sul palato – 93/100.
Chinon (2350 ettari, quasi tutti a cabernet franc).
*Domaine Alliet Coteau de Noiré 2012 – (cabernet franc) –
note pepate e speziate, leggera immaturità tannica, ma vista la latitudine e l’annata ci può stare. Non presenta complessità ma ha buona bevibilità – 85/100.
Bourgueil (1407 ettari fra terrazzamenti ghiaiosi e suoli tufacei).
*Domaine de la Chevalerie Chevalerie 2012 – (cabernet franc) –
ribes e spezie per una naso semplice ma ben scandito, attacco tenue, dai tannini leggermente verdi, manca un po’ di energia e di consistenza tattile – 85/100.
Saint Nicolas de Bourgueil (1073 ettari di freschezza).
*Frederic Mabileau Les Rouilleres 2014 – (cabernet franc) –
non bisogna cercare maturità solare del tannino e cremosità al palato: quì le maturazioni sono più difficili e la chiave interpretativa rimangono la freschezza e la dinamica. Se vi aggrada, godetevi il finale pepato e speziato che ricorda certi nostri cabernet franc del Friuli – 87/100.
Saumur-Champigny e Saumur ( un mare magnum di chenin e cabernet franc ma anche altro).
* Château Yvonne Saumur Blanc 2014 – (chenin blanc) –
begli aromi rinfrescanti fra nespola, albicocca e frutta della passione; vino che esprime maturità e un bel contrasto, oltre a un bel carattere, fra dolcezze di ottima maturità e freschezza acide del vitigno – 88/100.
*Domaine des Roches Neuves Saumur Blanc L’insolite 2015 – (chenin blanc) –
l’annata siccitosa non ha tolto il respiro a questo vino ormai famoso, che manifesta nei primi rimandi odorosi toni agrumati, di pera bianca, di pompelmo e mela. Conoscendolo ricordo bene che con la maturità i profumi diventano più complessi e fini, riconciliandosi con il temperamento dello chenin più tipico, fra frutta esotica e nespola, ma anche con profonde note idrocarburiche. Aspetteremo, ma per ora è buono come sempre – 90/100.
*Domaine des Roches Nueves Saumur-Champigny Les Mémoires 2014 – (cabernet franc) –
sciolto, agile come una gazzella, integro nei suoi aromi di ribes e spezie, è maturo, con nessun accenno verde e finale profondo; è un vino molto interessante, magari non ha una fasciatura tannica così spessa per noi italiani, abituati a ben altri corredi tannici, ma il frutto è veramente ben estratto e modulato nel lungo finale – 93/100.
*Domaine des Roches Nueves La Marginale 2013 – (cabernet franc) –
il vinone di Thierry Germain: vinificazione rigorosa, legno non leggero ma integrato, attacco polposo e materico, finale che abbisogna di tempo ma sembra essere già in equilibrio – 92/100.
*Le P’tit Domaine Saumur Blanc Entre Deux Voies 2013 – (chenin blanc) –
è ancora compresso dal rovere e questo dato mi preoccupa, visto che è un vino imbottigliato da qualche tempo; bocca salina e dolce (sempre il rovere) con alcune impuntature acide e finale di media gittata – 84/100.
Anjou e Coteaux de Layon (4693 ettari)
*Château Pierre Bise Cramant de Loire – (chenin blanc) –
piacevole, scorrevole, note di pera e mela, buona carbonica, è ormai un valore sicuro nella sua fascia di prezzo, fragrante e appetitoso, non ti stanca – 85/100.
*Château Pierre Bise Coteaux du Layon Beaulieu Les Rouannieres 2014 – (chenin blanc) –
vino giocato sul contrasto acido zuccherino, ha notevole tatto e persistenza senza essere stucchevole – 90/100.
*Clos des Treilles Anjou Blanc Victoire 2011 – (chenin blanc) –
molto puro nei profumi, ha dei rimandi odorosi singolari e accattivanti, meno sul frutto e più su una mineralità spinta e sulfurea, cera d’api e fiori gialli; il finale è vibrante, tonico, ancora acido e fresco – 90/100.
Savennieres (120 ettari la patria di Nicolas Joli)
*Domaine de Closel Le Clos du Papillon 2014 – (chenin blanc) –
bella maturità fra note di castagna e di pera, attacco saldo in bocca coerente e finale con un lieve residuo zuccherino che ne amplifica la complessità e la morbidezza – 87/100.
Claudio Corrieri
Dicembre 2016 – El Desafio de Jonata
Paolo Valdastri e…la California.
IL CUGINO DI SCREAMING EAGLE: EL DESAFIO DE JONATA, UNA SFIDA VINTA ALLA GRANDE
Screaming Eagle, chi era costui? Per chi non fosse addentro ai vini californiani, basta dire che la quotazione media di una bottiglia è sui 1.200 $. Non è mia abitudine attribuire al prezzo la qualità, ma in questo caso può bastare. Un’icona della Napa Valley.
Ma qui parliamo di Jonata. Ho ordinato una bottiglia del Desafìo al Prima di Nashville, qualche tempo fa, su consiglio di Angelo Ferrante, allora responsabile di sala di questo mega-ristorante appena inaugurato nel Gulch.
Seduti sotto una colossale installazione luminosa di Bruce Munro, in attesa di un petto d’anatra affumicato dell’Hudson Valley dello chef Salvador Avila, dobbiamo ordinare il vino. Il discorso va sui grandi californiani ed esce il nome di un vino virtuale (per le mie tasche) come Screaming Eagle. “Ma vale la pena spendere quelle cifre per un californiano?” chiedo ad Angelo. “C’è una novità”, ribatte, “puoi farti un’idea con uno stretto parente, El Desafio de Jonata. Il proprietario è anche azionista di Screaming Eagle. Sentirai che roba!”. Mi voglio fidare, ma penso che rimpiangerò i 140 dollari necessari per la bottiglia, e che li rimpiangerò dopo il primo sorso immaginandolo pieno di estratti frutttati pesanti, farcito di rovere stucchevole.
Invece di stucco resto io, proprio dopo il primo sorso: già il naso intenso e profondissimo parla di erbe mentolate, di bacche selvatiche e sentori balsamici, di frutti di bosco, di terra bagnata, di speziatura fine e incenso. Il palato conferma tutto a partire dalla grande freschezza nell’attacco, con una continuità di sapore che ti accompagna con piccoli frutti neri freschi ed erbe aromatiche su una trama tannica vellutata, finissima e dolce. Sensazioni che si stratificano e si distendono in un continuo di grande piacevolezza. Il finale è lungo e ti lascia con la voglia di un immediato secondo sorso. Un vino goloso, pieno ma elegante e perfettamente bilanciato. Già, proprio dalla California. Il pensiero corre a Bolgheri: il confronto globale si fa duro. Non penso a Bordeaux perché lo stile del vino non è quello più sottile e raffinato di una viticoltura da clima freddo, ma piuttosto quello di una zona calda come Santa Ynez e come lo è appunto la costa Toscana. L’eleganza e la piacevolezza sono di grandissima razza, qualità che non sempre molti dei nostri vini hanno.
Desafio de Jonata. Ma che razza di nome è? E da dove viene esattamente?
Jonata non è il nome del vignaiolo, ma è una località della Santa Ynez Valley in Santa Barbara, California. Il nome Jonata rende omaggio alla concessione spagnola del 1845 Rancho San Carlos de Jonata, ma deriva dall’indiano locale Chumash e significa “quercia alta”.
El Desafio, la Sfida, invece, è proprio una Sfida con la S maiuscola e portata avanti con il motto “Sustainability as a Way of Life”.
Il suolo qui è completamente diverso rispetto a quello dei vicini produttori che hanno vigne piantate su terreni argillosi e rocciosi. A Jonata siamo sulla sabbia e nessun viticoltore sceglierebbe di piantare vigneti in una situazione simile. Il suolo sabbioso è un suolo a bassa fertilità, alte proprietà di aerazione e bassa capacità di trattenere l’acqua. Qui poi abbiamo di fronte una sabbia chiamata Careaga, tardo pliocenica e a grani fini di forma rettangolare. Questo rende la sabbia eccezionalmente drenante. Un suolo del genere è ottimo per gli ortaggi a radice, ma molto problematico per la vite.
Invece Charles Banks dette vita a Jonata nel 2000 con l’obbiettivo di competere con i più grandi vini del mondo. Piantò una serie di vitigni molto ampia: Syrah e Grenache, ma anche Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc. Il primo vino risale al 2004 ed era venduto a 100 $ in una zona dove il valore medio dei vini più cari era intorno ai 50$.
Ma come faceva con quel tipo di suolo? Banks aveva addirittura chiesto un parere a Frédéric Engerer di Château Latour in visita alla proprietà e si era sentito rispondere “qui è meglio piantare asparagi”.
Ma Banks aveva due collaboratori, Ruben Solorzano in vigna e Matt Dees enologo, inclini a seguire l’istinto più che le analisi di laboratorio, adusi ad ascoltare la vigna, più che a seguire protocolli. Più filosofi del vino che tecnici di laboratorio. Il primo ascolta il rumore delle foglie nel vento, il secondo si connette emozionalmente ed intellettualmente alla struttura, al tessuto del vino e dei tannini. Così l’indirizzo è stato quello di andare controcorrente: mentre i produttori vicini si dibattevano con il problema di rendere i prodotti meno alcolici e diminuire le sensazioni sovraccariche di vini pesanti, la squadra di Jonata si dedicava a fare vini di terroir, con un terreno che poteva dare solo piccole quantità di frutto maturo e potente. Frutto che doveva provenire non da un sistema di vigneti a monocultura, ma da una vera e propria fattoria che operasse come un grande ecosistema ad alto grado di biodiversità. Matt Dees vedeva le aziende con solo vigneto come qualcosa di innaturale e malaticcio. Così Jonata è diventato un paradiso popolato da 120 polli, 100 pecore e capre, 16 tacchini, 20 maiali e un cinghiale. Un lama vagabondo e cani e gatti.
Tutti lavorano per la salute del ranch, a partire dai polli che vengono fatti razzolare tra le vigne quando ci sono carenze di azoto. Ovviamente anche le colture sono differenziate e in equilibrio tra loro: i maiali, ad esempio, sono alimentati con zucche e mais a chilometro zero.
Ai produttori vicini quest’impresa sembrava un affare costoso, una stramberia originale e poco avvicinabile.
Per Matt Dees questi terreni in mano ad un neofita avrebbero rappresentato una situazione disastrosa. Per un vero vignaiolo, invece, questo tipo di terreno può costituire un’opportunità per un controllo quasi perfetto. Matt è un intuitivo e alcuni aspetti del suo lavoro non hanno spiegazioni scientifiche: che cosa questa sabbia dà i più rispetto ad altri suoli? Sicuramente i risultati dicono che c’è un forte effetto sulla tessitura tannica dei vini, con profilo dei tannini diverso dai suoli vicini limo-argillosi.
Stanley Kroenke, azionista della Screaming Eagle, non si lasciò impressionare da queste “stregonerie” e nel 2009 comprò la maggioranza di Jonata. Kroenke non è un tecnico di vitivinicoltura, ma un investitore attento principalmente ai risultati. Così Dees e Solorzano furono lasciati liberi di seguire la propria visione. Ovviamente non avrebbero mai accettato di produrre vini con i protocolli della Napa Valley, ma fortunatamente non venne imposto di diventare la Screaming Eagle Sud o il secondo vino di Screaming Eagle. Jonata era ed è altra cosa. Prendiamo ad esempio El Alma, il Cabernet Franc. In Napa si farebbe un’estrazione completa perché le uve maturano abbastanza per permettere questo. Dees provò a seguire lo stesso criterio nel 2004 e 2005, ma si rese conto che i vinaccioli non erano mai così maturi come al nord, in Napa. Così decise di farla finita con i vini di grande struttura, di lunga estrazione con tanto tannino. I vini di Jonata fanno un’estrazione molto contenuta nella fase di post- fermentazione.
Il punto di forza dei rossi di Jonata sono proprio questi tannini, robusti e presenti in vini dal colore scuro, ma mai marmellatosi e stucchevoli. Oltre all’estrazione Solorzano attribuisce il merito anche alla cura della vigna, soprattutto sotto l’aspetto del fabbisogno idrico. Quando fa molto caldo Solorzano va in vigna tre volte al giorno, mattino, mezzogiorno e tardo pomeriggio, e se si accorge che ci sono condizioni di stress fa un’irrigazione di soccorso, quel tanto di acqua necessario per mantenere le foglie vive.
In definitiva Jonata è un qualcosa di unico, perché l’insieme delle condizioni sono diverse da tutto quello che lo circonda e difficilmente si troveranno altri imprenditori vitivinicoli disposti a percorrere una strada così complessa. A Jonata funziona e benissimo ed i suoi vini, portafoglio permettendo, sono un vero imperdibile esempio di equilibrio e armonia con tutti i parametri a valori alti, una vera ghiottoneria da gourmet.
EL DESAFIO DE JONATA – 2011
BALLARD CANYON, SANTA YNEZ VALLEY
Cabernet Sauvignon 95%, Merlot 3%, Petit Verdot 2%
Barrique rovere francese nuove 80%, resto barrique di secondo e terzo passaggio.
6000 bottiglie prodotte
Nel bicchiere è subito espressivo e fragrante. Il frutto nero, prugna, mora, mirtillo si accompagna a note di cacao e caffè, erbe balsamiche, alloro, terra bagnata e liquirizia. Il palato ha una presa avvincente. Il frutto è succoso e fresco, pieno complesso, ghiotto. La trama tannica è velluto e seta. Il finale molto lungo e trascinante.
ALTRI VINI DELL’AZIENDA:
El Alma, Cabernet Franc 72%, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot
La Sangre, Syrah 97%, Viognier
Todos, Syrah 75%, Merlot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Petit Verdot, Viognier, Cabernet Franc
Fenix, Merlot 70%, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot
Tierra, Sangiovese 100%
Fuerza, Petit Verdot 100%
Flor, Sauvignon Blanc 70%, Sémillon
La Miel, Sémillon 80%, Sauvignon Blanc, passito.
Paolo Valdastri
Novembre 2016 – Rossi Alto Adige, seconda parte
| DATA DI ASSAGGIO | DENOMINAZIONE | TIPO | NOME DEL VINO | ANNATA | AZIENDA | GIUDIZIO | VOTO |
| Luglio 2016 | Alto Adige Merlot-Cabernet | DOC | Cornelius | 2013 | COLTERENZIO-SCHRECKBICHL | Ben fatto, equilibrato, continuo, di medio carattere e finale ma piacevole nel complesso. | 85 |
| Luglio 2016 | Alto Adige Merlot-Cabernet Sauvignon | DOC | Iugum | 2011 | Peter DIPOLI | Speziato e leggermente vegetale, è morbido, flessuoso, intenso sul palato e di buona persistenza. La personalità è media ma è sicuramente ben concepito. | 89 |
| Luglio 2016 | Alto Adige Schiava | DOC | Menzen | 2015 | COLTERENZIO-SCHRECKBICHL | Il carattere da “schiava” è inconfondibile, è leggero, molto agile, fresco, di bella beva, appena astringente in chiusura ma convincente. | 85 |
| Luglio 2016 | Alto Adige Meraner | DOC | Graf | 2015 | MERANO-BURGGRAFLER | La grinta non manca come del resto i tannini che sono in lieve eccesso e provocano qualche ruvidità e sensazioni amarognole. | 81 |
| Luglio 2016 | Alto Adige Schiava | DOC | Bergmannhof | 2015 | BERGMANNHOF | Prevedibilmente semplice ma anche diretto, piacevole, fresco, stuzzicante. | 84 |
| Luglio 2016 | Lago di Caldaro Classico Superiore | DOC | Kalkofen | 2015 | BARON DI PAULI | Fruttato, diretto e nitido, è molto piacevole, evidenzia una buona tensione gustativa, è succoso, caratterizzato da note di ciliegie e lamponi; molto fresco e giovanile, è un rosso semplice ma non banale, dalla beva istintiva. | 88 |
| Luglio 2016 | Vigneti delle Dolomiti | IGT | Castel Campan | 2013 | MANINCOR | Intenso, proporzionato, lungo, soffice ed espressivo, è vino dall’eleganza naturale e insieme raffinata. Al momento è ancora giovane e non esprime un’adeguata complessità, ma è un limite provvisorio compensato da una profondità invidiabile. | 93 |
| Luglio 2016 | Vino Rosso | da Tavola | Kermesse | 2012 | ELENA WALCH | Ha uno stile da supertuscan vecchia maniera, con molto rovere in evidenza e un frutto ben maturo; è consistente ma anche leggermente ruvido nel finale. | 84 |




