I vini bianchi e rossi proposti dal Baglio del Cristo di Campobello suscitano il giusto rispetto per la correttezza formale, la nitidezza delle sensazioni, la semplicità di fondo che esprimono senza infingimenti e senza sbandierare ambizioni e complessità fasulle. Si tratta quindi di un insieme di vini piacevoli e ben fatti con la presenza di un carattere supplementare nel Nero d’Avola Lu Patri e nel Rosso Adènzia, entrambi dell’annata 2018.
Meritano invece particolari attenzioni i due Extra Brut ritratti nell’immagine – l’etichette definitive non erano disponibili al momento dell’assaggio – sovrastante il titolo: un Nero d’Avola e un Grillo ben eseguiti e davvero sorprendenti che esprimono una personalità degna di nota. Vibrante e caratteriale il primo, sapido ed elegante il secondo.
La frontiera delle bollicine di qualità non finisce di allargarsi.
SELEZIONE VINI 2021: FEUDO MONTONI
Non è stato per niente facile stabilire una gerarchia qualitativa tra i vini di Feudo Montoni, ammesso che sia davvero utile farlo. Tra le nove etichette provate le differenze sono davvero marginali e condizionate probabilmente dalle “condizioni di forma” al momento dell’assaggio, quando il Perricone è più esplicito del Nero d’Avola o il Grillo si apre nei profumi assai più del Catarratto. Magari tra qualche mese qualche dettaglio cambierà ma non la sostanza e l’impressione d’insieme che racconta di vini che per esprimere il loro carattere non hanno bisogno di accorgimenti speciali, di scorciatoie o di operazioni che sanno più di marketing che di enologia. Precisione, nitidezza, equilibrio, riconoscibilità e distinzione sono i tratti comuni a tutti i vini assaggiati. Se vi sembra poco…
I Nero d’Avola di Curto
I terreni calcarei, le argille evolute, la luce infinita e il caldo cocente, il nero d’Avola e i vigneti ad alberello, costituiscono il biglietto da visita del lembo di Sicilia dove nascono i vini dell’azienda Curto e, con i loro indubbi pregi e le loro indubbie problematiche, rafforzano, una volta di più, l’idea dell’insostituibile valore dell’apporto umano nella realizzazione di vini di pregio. Ed è un’idea che viene alimentata semplicemente dall’assaggio del Fontanelle 2014 dove riconosci immediatamente non dico Eloro, la doc di provenienza, ma certamente quella parte di Sicilia tra Ragusa e Siracusa, esposta senza barriere al sole e ai venti marini. E riesci a orientarti grazie ai profumi, così decisamente speziati da ricordarti un bazar e corredati da quel particolare carattere fruttato fragrantemente maturo che trovi solo nei migliori vini siciliani. A questo punto è giusto e lecito chiedersi dove stia l’apporto umano, perché quello che ho scritto sinora sembra parlare solo di territorio ma è un’immagine voluta da chi il vino lo ha modellato conoscendo bene pregi e limiti del suo ambiente; continuando l’assaggio, il quadro si delinea con maggiore chiarezza, perché non emerge, come ci si potrebbe attendere, un vino caldo e concentrato, ma risaltano le doti di equilibrio, con la freschezza che controbatte con efficacia il calore naturale e il sapore si snoda seguendo agilmente tracciati profondi.
Il volto migliore di un territorio mostrato da chi sa interpretarlo.
Etna Bianco Gamma 2016 FEDERICO CURTAZ
Questo è un appunto volante, scritto di getto dopo aver assaggiato, tre anni dopo, il Gamma 2016. Ne avevo, appunto, già parlato qui ma, per comodità di chi legge, copio direttamente che cosa avevo scritto nel marzo 2018:
Fiori bianchi, agrumi, cenere affiorano ritmicamente al naso; in bocca l’acidità è quasi sferzante ma non aggressiva, il tratto è poi leggero, apparentemente delicato ma in grado di rilanciare con forza in un finale lungo dal fondo freschissimo, minerale, complesso – 93
Ecco, praticamente non toglierei una virgola a quel breve testo, semmai aggiungerei che il senso di freschezza che pervade oggi il palato è inebriante, l’articolazione sempre più sfumata e quel numero, quel 93 che chiude il commento, non ricordo bene cosa voglia rappresentare ma se indicasse il punteggio andrebbe certamente ritoccato in alto e, in ogni caso, sarebbe utile a ricordare che i numeri senza le parole non significano niente.
BEN RYÉ E ALTRI VINI DI DONNAFUGATA
Ho assaggiato solo quattro dei numerosi vini prodotti da Donnafugata e debbo dire che sono stati più che rappresentativi della vitalità dell’azienda siciliana. E se non cambia il profilo del solito, eccellente, Ben Ryé (Moscato Passito di Pantelleria per quei pochi che non lo sapessero), sono piuttosto interessanti i segnali di caratterizzazione e, insieme, di bevibilità percepiti negli altri vini provati, dall’Etna Rosato Sul Vulcano, già recensito qui e qui, al Cerasuolo Floramundi, per finire con il piacevole bianco Vigna di Gabri.




