I BIANCHI di SERGIO MOTTURA

 

Mi rendo conto di non dire niente di nuovo se affermo che Sergio Mottura è uno dei grandi personaggi del vino italiano, ma non ho intenzione di stare a decantarne gesta e virtù in quanto per lui parlano i suoi vini e anche perché poco mi si addice il ruolo di tessitore di lodi, una funzione che, oggi più che mai, è  abbondantemente coperta da un folto stuolo di enoici, ma non eroici, lusingatori.

Vado quindi al sodo e tra le pagine riservate agli abbonati ho raccolto le note di tre mini-mini verticali (due annate a confronto) dell’Orvieto Tragugnano, del Poggio della Costa e del Latour a Civitella. Tutti vini bianchi declinati con stili e intenti diversi eppure accomunati da una forza  e da una chiarezza espressiva non comuni, oltre che uniti, in tutto o in parte, dalla condivisione dello stesso vitigno, il Grechetto.

Dalla degustazione emerge in tutte e tre le etichette una prevalenza evidente dell’annata più “vecchia” rispetto alla giovane. Difficile dire se il fatto sia casuale ma anche i riassaggi effettuati danno il segno di una materia estremamente viva che si “muove”, come è anche naturale che sia, e crea, con l’evoluzione in bottiglia e il primo contatto con l’ossigeno, effetti di complessità via via maggiori.

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