LA DEGUSTAZIONE. Prima parte, le campionature

 

Le campionature

Pochi giorni fa ho richiesto ad Aziende e Consorzi le campionature dei nuovi vini in uscita sul mercato. Quella di chiedere bottiglie è una prassi ormai consolidata da lungo tempo nel settore ma è anche vero che i tempi sono cambiati. Anzi, sono molto cambiati e le considerazioni da fare sono così tante che non so se condensarle in un articolo o scriverci un vero e proprio trattato. Cercherò di condensarle perché qualcuno, forse, avrà voglia di leggere una paginetta o due, ma nessuno, me compreso, si leggerebbe un trattato intero. Seguirò pertanto un semplice schema a domande e tenterò intanto di rispondere alla prima domanda.

DOMANDA NUMERO UNO.

Perché non comprare i vini da assaggiare?

È una domanda un po’ passata di moda e spesso non erano – ne parlo al passato senza escluderne l’attualità – i consumatori a sottoportela ma i produttori medesimi. Il motivo era legato al presunto proliferare di campioni di vino artefatti per suscitare impressioni più favorevoli, con l’ambizione di raccogliere premi, medaglie e via dicendo: le cosiddette cuvées des journalistes. Solitamente i più convinti propositori di questa modalità avevano i vigneti confinanti con produttori super incensati dalla critica e tra loro i più “arrabbiati”  avevano probabilmente anche tentato di ingannare, con effetti drammatici, il famoso critico della prestigiosa rivista Wine..(non cercate di indovinare, cominciano tutte con Wine) travasando l’ultima costosissima annata di Château Latour nel loro “rosso igt”. Il dramma non era dato dal fatto che il famoso Critico avesse assegnato un punteggio avvilente per irosa ritorsione (scattata dopo aver riconosciuto da par suo la furbata perpetrata a danno della sua inestimabile reputazione); niente affatto, il motivo era molto più semplice: il Latour camuffato non gli era proprio piaciuto. Evidentemente era camuffato troppo bene. 

Tornando alla domanda numero uno direi che in un mondo ideale sarebbe giusto comprarsi il vino ma il motivo principale del non acquisto è essenzialmente e brutalmente economico: acquistare non centinaia ma migliaia di bottiglie rappresenta un costo difficilmente sostenibile per un editore (e parlo dei tempi passati, quando esistevano ancora gli editori, figuriamoci ora); in seconda battuta va considerata la difficoltà di reperimento e raccolta delle bottiglie e, infine, il fatto che una parte dei vini da recensire non è disponibile in commercio al momento della stesura delle varie pubblicazioni critiche. Ciò non esclude tuttavia l’acquisto di qualche bottiglia, anzi, più d’una; ma così, un po’ per scrupolo o verifica e un po’ per curiosità o passione. Però se mettiamo insieme, rispettandone o meno l’ordine, le suddette motivazioni, ecco che è abbondantemente spiegato il Perché della domanda numero uno.

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