Ho atteso qualche mese per fare un nuovo giro di assaggi dei vini di Isole e Olena e, visto che avevo segnalato qui la mia ammirazione per lo straordinario Cepparello 2018, volevo una conferma adeguata che ho ricevuto senza la minima incertezza. Il resto dei vini presentati dall’azienda di Paolo De Marchi come al solito non ha sfigurato: il Cabernet Sauvignon, nel misurarsi con un’annata complicata come la 2017, ha mostrato qualche “affanno” ma ha superato la prova, il Syrah 2018 ha esibito come di consueto un carattere originale che lo rende sempre più territoriale che varietale (e non è certo un difetto), lo Chardonnay 2019 continua a essere una delle rappresentazioni più felici del vitigno borgognone in terra toscana.
VERTICALE (2004-2019) DEL BOLGHERI ROSSO LE MACCHIOLE
La brochure preparata da Le Macchiole per l’occasione è puntuale nei dettagli informativi e, in linea con lo stile aziendale, decisamente non autocelebrativa. Nella premessa alla degustazione, svoltasi lo scorso 3 settembre, dichiara tra l’altro che “il Bolgheri Rosso fa parte di un progetto ben definito fin dalla vigna: l’uva utilizzata viene da una serie di parcelle precisamente individuate… Fino all’annata 2009 ha mantenuto nel taglio gli ultimi i filari di sangiovese sostituito poi dal cabernet sauvignon…Negli ultimi anni è stato composto da merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon e una minima parte di syrah”.
Non è quindi da ritenersi un vino di base (definizione deprecabile e infelice), né tanto meno il raccoglitore degli scarti dei tre rossi di punta (Messorio, Paleo, Scrio), si potrebbe dire che ha una sua autonomia e che è sicuramente rappresentativo sia degli intenti della proprietà – anche in considerazione della quantità prodotta (150mila bottiglie) – sia della tipologia, in quanto ricavato da un assemblaggio di più uve come si conviene normalmente a un Bolgheri Rosso Doc.
La verticale de Le Macchiole ha messo in risalto un potenziale di longevità degno di un vino di prima fascia e ha costituito indubbiamente una testimonianza interessante dell’evoluzione e dei cambiamenti tecnici e soprattutto stilistici avvenuti nell’intervallo tra il 2004 e il 2019 e non mi riferisco soltanto a Bolgheri. La ricerca di un rapporto più bilanciato e favorevole al frutto rispetto ai tannini (leggi anche rovere), si è delineata via via con maggiore chiarezza e si è arricchita nel corso degli anni dell’esigenza di rispettare gli equilibri, valorizzare il carattere aromatico e conseguentemente rafforzare sia la complessità sia il senso d’identità.
UN PO’ DI BOLGHERI
Ecco le ultime recensioni su vini di Bolgheri, consultabili in zona abbonati, con relativi link.
Presente da tempo tra le “firme” più affidabili del territorio bolgherese, Giovanni Chiappini propone vini dall’esecuzione precisa, caratterizzati dalla ricchezza del frutto e dalla trama morbida e avvolgente.
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SELEZIONE VINI 2021: CHIAPPINI – REPORT WR
Con un profilo stilistico che talvolta indugia su toni decadenti che tolgono un pizzico di freschezza ma apportano equilibrio e una certa complessità, i vini de Le Novelire hanno una giusta ragione d’essere proprio perché non prevedibili e dotati di una loro personalità.
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SELEZIONE VINI 2021: LE NOVELIRE – REPORT WR
….Le Vigne di Silvia continua così il suo percorso – itinerante, appunto – confermando i tratti stilistici mostrati già con l’annata 2018, ovvero la tendenza a dirigersi verso forme di eleganza più che di potenza, oltre alla presenza di un carattere aromatico ben definito.
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SELEZIONE VINI 2021: LE VIGNE DI SILVIA – REPORT WR
….Mulini di Segalari, tra le rare aziende biodinamiche a Bolgheri, è anche tra le poche (ma stanno aumentando) a puntare coraggiosamente sul Sangiovese dal quale viene ricavato il Solo Terra, un rosso dal carattere singolare affinato in giare di terracotta.
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SELEZIONE VINI 2021: MULINI DI SEGALARI – REPORT WR
….Podere Il Castellaccio è certamente una delle aziende più interessanti per chi cerca autenticità e originalità espressiva. La produzione non è indirizzata soltanto sui vini doc ma segue anche un progetto di valorizzazione delle varietà autoctone toscane…
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SELEZIONE VINI 2021: PODERE IL CASTELLACCIO – REPORT WR
SELEZIONE VINI 2021: VECCHIE TERRE DI MONTEFILI
La precisione tecnica, espressione che tradotta in positivo non significa omologazione ma estrema nitidezza aromatica, unita alla robustezza strutturale, derivante da una conduzione del vigneto che non lascia evidentemente niente al caso, costituiscono il punto di ripartenza dei vini delle Vecchie Terre di Montefili. Austeri e compatti, non lasciano, almeno in fase giovanile, molto spazio alle emozioni ma anche in un’annata come la 2017 esprimono con sicurezza il loro carattere, sia con i vini a base di sangiovese sia con una splendida versione del Bruno di Rocca (cabernet sauvignon con aggiunta di sangiovese).
ASSAGGI SPARSI (MAREMMA) N. 22
La degustazione è un esercizio ripetitivo ma certamente non noioso e prevedibile. Anche in un lotto ristretto di campioni è possibile individuare motivi di interesse, curiosità e riflessione. Nel mettere insieme questo gruppo di assaggi, relativo a vini prodotti da aziende maremmane, è emersa con nettezza la eterogeneità delle proposte qualitative che, per quanto parziali e al di là della buona qualità espressa, trasmettono un forte senso di confusione stilistica e strategica. Il migliore assaggio dei vini della Morisfarms è risultato essere un sangiovese con piccole aggiunte di cabernet sauvignon, per l’azienda Mocali un ciliegiolo, per Pianirossi si è affermato invece un blend a base di petit verdot, cabernet sauvignon e montepulciano d’Abruzzo, e, ancora, tra i vini di Poggio Maestrino ha ben figurato un petit verdot in purezza. Chiudo, in bellezza, con Casavyc il cui vino più sorprendente (sorpresa nella sorpresa) ha finito con l’essere un ottimo, e ribadisco ottimo, Spumante Brut Rosé ricavato da pinot nero il cui nome – a riveder le stelle – dice tutto. O forse niente.




