I VINI DE LE FARNETE

La zona di Carmignano è caratterizzata da una condizione microclimatica non sempre allineata con le altre aree vinicole della regione dove, ad esempio, l’annata 2017 ha diffusamente evidenziato problemi sul fronte fenolico con maturità difficoltose e tannini conseguentemente ruvidi e asciuganti; una caratteristica presente anche a Carmignano, ma in misura certamente meno radicale e i vini ne risentono solo parzialmente risultando potenti e strutturati ma non aggressivi o sbilanciati.
In questi casi risulta tuttavia arduo stabilire se il merito va assegnato alle peculiarità del territorio o alle capacità interpretative dei singoli produttori, o ancora, come probabile, a entrambe le ipotesi.
Nei fatti, ovvero alla prova del “bicchiere”, la Riserva Le Farnete sembra aver raccolto e integrato tutti i fattori positivi sopra citati, superando l’ostacolo “2017” con una disinvoltura sorprendente.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I CARMIGNANO DELLA FATTORIA AMBRA

Da tempo Giuseppe Rigoli, titolare ed enologo della Fattoria Ambra in quel di Carmignano, ha indirizzato le scelte produttive sulla valorizzazione dei singoli vigneti, nel rispetto delle tradizioni del territorio ma senza, certamente, tradire i basilari principi di correttezza tecnica. Un’operazione che, anno dopo anno, sembra trovare gli sbocchi desiderati con una caratterizzazione sempre più definita di ogni etichetta, al punto che anche la presunta scala di valori gerarchica, che dovrebbe evidenziare la supremazia della versione Riserva sul Carmignano “annata”, viene scavalcata a favore della ricerca di differenziazione di stile e personalità tra un cru e l’altro. Ne consegue che la prevalenza di un’etichetta di Carmignano sull’altra dipende soprattutto dalle caratteristiche dell’annata.
L’assaggio recente dei Carmignano 2017 ha visto, ad esempio, il trionfo dell’imprevedibilità con i due vini teoricamente più semplici (e sicuramente con minor carica tannica) in grado di mostrare un equilibrio sorprendente per l’annata e, in particolare, con un Santa Cristina in Pilli così ben riuscito da risultare al vertice dell’intera denominazione.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

 

ASSAGGI (MOLTO) SPARSI N. 8

Come enunciato nel titolo, il gruppo di vini recensiti in questa occasione è davvero molto sparso perché raccoglie 6 rossi di denominazioni, o meglio, tipologie diverse e produttori diversi, vale a dire che ho selezionato solo un vino per azienda. In comune hanno il fatto di essere tutti decisamente interessanti e meritevoli di essere segnalati anche se, riuniti insieme, non sono evidentemente confrontabili tra loro.

Due i Chianti Classico – Borgo Scopeto Gran Selezione 2016 e Buondonno, Casavecchia alla Piazza 2018 – ben distinti da annata e tipologia; dalla Romagna proviene il Massicone 2013, uvaggio di cabernet sauvignon e sangiovese, dell’azienda Castelluccio; da Carmignano il sorprendente Barco Reale 2019 del Podere Il Sassolo; da Le Palaie – colline pisane – arriva invece l’uvaggio bordolese Bulizio 2015, per chiudere infine con il Liborio, un Merlot bolgherese prodotto dall’azienda Pietranova.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

Verticale di Poggio de’ Colli – Piaggia

 

Toscana Cabernet Franc IGT Poggio de’ Colli PIAGGIA

Conosciuta soprattutto per il suo eccellente Carmignano Riserva, l’azienda Piaggia di Mauro e Silvia Vannucci produce, ormai da tre lustri, anche uno dei migliori Cabernet Franc in purezza del nostro paese, il Poggio de’ Colli.

Dalla degustazione verticale, limitata a 6 annate, emergono alcuni aspetti che possono anche apparire banalmente simili ad altri territori e tipologie ma che, in sostanza, sono ispirati da un preciso e addirittura ovvio scopo produttivo, vale a dire il raggiungimento di una maturità delle uve piena, completa e, possibilmente, equilibrata.

Un obiettivo ottenuto grazie principalmente alla qualità del lavoro di vigna e di tutte le innumerevoli scelte effettuate, dall’individuazione dei terreni al tipo di impianto, dal portainnesto alla resa produttiva. Certamente significativa è stata la scelta del vitigno che può essere stata indotta dalle caratteristiche del terreno ma che, in ogni caso, non è andata incontro alle mode del momento. A differenza di quello che è successo con la diffusione incontrollata (e assai azzardata) del merlot negli anni novanta e successivi. 
Non sono inoltre da tralasciare le peculiarità che hanno reso Carmignano un luogo ideale per produrre vini di alta qualità. I motivi non sono difficili da individuare e oltre alla vocazione dei terreni vanno ricercati in un microclima estremamente favorevole alla coltivazione della vite.

La degustazione ha preso in esame un gruppo di annate (2005, 2008, 2010, 2012, 2013 e 2014) dove – fatta eccezione per la 2012 – la freschezza non è subordinata al calore e non ha solo permesso al carattere del vino di esprimersi più compiutamente ma ha suggerito una chiave di lettura intrigante per chi cerca costantemente paralleli con territori famosi: è più Loira (o meglio, Saumur-Champigny) o Bordeaux (o meglio, St. Emilion) ?
Né l’uno né l’altro; forse è solo Carmignano.

Il dettaglio della degustazione (solo per gli abbonati):

Vin Santo Occhio di Pernice, Badia a Coltibuono

Vin Santo del Chianti Classico DOC Occhio di Pernice 2007 BADIA A COLTIBUONO

Variopinto, articolato, discusso o discutibile, incompreso o incomprensibile, il mondo del Vin Santo toscano è, tuttavia, vivo e vegeto anche se gli intenti e gli stili adottati seguono più le traiettorie tracciate dalle singole aziende che non l’idea condivisa di una tipologia legata ad un’antica tradizione. La degustazione, effettuata recentemente, non ha fornito elementi sufficienti a smentire questa interpretazione e basta registrare i gradi alcolici riportati da ogni etichetta (da 12,5 a 16,5) per arrivare a formulare una prima, pur sommaria, sentenza: difficile trovare un vino più individualista del Vin Santo.

Il Report appena pubblicato analizza i caratteri di 20 Vin Santo* tra i quali mi è sembrato particolarmente apprezzabile per l’originalità e la fragranza di beva – dote rara in un contesto quanto mai “appiccicoso” – l’Occhio di Pernice 2007 di Badia a Coltibuono.

*delle seguenti Cantine:
Badia a Coltibuono, Castello di Cacchiano, Castello di Querceto, Castello di Volpaia, Castellare di Castellina, Fanti, Fattoria La Ripa, Fontodi, Isole e Olena, Lornano, Poggiotondo, Rocca di Castagnoli, Rocca di Montegrossi, San Michele a Torri, Tenuta di Capezzana, Usiglian del Vescovo, Villa S. Anna.

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