Un breve accenno ai Rossi IGT di Bolgheri - Giugno 2018

Il disciplinare di produzione della DOC Bolgheri permette di utilizzare più vitigni sia in assemblaggio libero che in purezza, ma questa apprezzabile libertà operativa non ha evitato che una parte, seppur ridotta, dei vini prodotti nel territorio continuasse a essere imbottigliata come IGT.

Al di là della forma, resta comunque il fatto che tali vini vengano percepiti, dai consumatori e dagli addetti ai lavori, come pienamente rappresentativi del carattere bolgherese, senza dare eccessivo rilievo a cosa è riportato sull’etichetta.

Gli assaggi di quest’anno hanno riproposto una gerarchia qualitativa in larga parte prevedibile, con il “trio” de Le MacchiolePaleo, Messorio e Scrio 2015 (ordinato secondo le mie personali preferenze) – schierato compattamente in prima linea.

Il Masseto 2015, a sua volta, possiede il volume e l’opulenza delle annate più classiche e non deluderà pertanto i suoi numerosi estimatori, ma attenzione al 2016 che, assaggiato in anteprima, esibisce una profondità e una tensione gustativa raramente rintracciabili in un Merlot; almeno a queste latitudini. Ma di questo confronto interno torneremo a trattarne prossimamente.

 

Per il momento mi piace invece sottolineare il cambio di passo, già notato con l’annata 2013, messo in mostra da un’altra firma storica di Bolgheri; mi riferisco al Cavaliere 2015 di Michele Satta, che esprime con ammirevole nitidezza un bel carattere da sangiovese.

L’ultimo appunto di queste brevi anticipazioni lo dedico alla vera sorpresa degli assaggi di quest’anno: la Cuvée Eva 2016 prodotta dall’azienda Le Crocine. Un esordiente assoluto, un Cabernet Franc in purezza dotato di un’eleganza e di una definizione stilistica stupefacenti.

Ne risentiremo parlare..

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