Tirando le conclusioni, dopo un’impegnativa sessione di assaggio, è il caso di precisare che quando si parla di conferma ci si riferisce evidentemente alla replica costante di un valore qualitativo consolidato, mentre per sorpresa si intende una risposta attuale superiore al consueto standard di un vino, sempre nell’ottica di vedere il bicchiere mezzo pieno, ovvero escludendo le letture pessimistiche del tipo: questo vino non è mai stato buono e anche stavolta si conferma tale oppure questo vino, che è sempre stato buono, stavolta è davvero deludente. Continuando a giostrare sul filo dell’equilibrio tra un significato e l’altro, potrei aggiungere che, nel proporre una brevissima rassegna delle impressioni suscitate dai vini bolgheresi in questa stagione, dovrei fare (in linea con la natura originale della tipologia) un blend tra i due termini e quindi dalle sorprese pure e semplici passare alle sorprese confermate per concludere con le conferme sorprendenti. Mi rendo conto tuttavia che, dopo essere partito con il buon proposito di fare chiarezza, ho virato in modalità supercazzola provocando probabilmente solo confusione nel lettore più paziente che, in virtù di tale dote, spero non abbandoni questa pagina.
In buona sostanza, al termine di una stagione di assaggi restano impressi maggiormente nella memoria quei vini che, per motivi anche diversi (in rapporto all’annata, allo stile etc..), ti hanno, appunto, sorpreso e forse quasi emozionato, per cui è opportuno far presente che quello che segue non ha nessun intento classificatorio e non è quindi da intendere come l’elenco dei migliori, che in realtà risente di fattori più razionali (longevità potenziale, analisi della qualità della struttura etc…) dei quali ovviamente tengo conto negli specifici Report riservati agli abbonati.
Cosa resta quindi in superficie dopo aver setacciato nei meandri della memoria gustativa e scandagliato nei possibili coups de coeur a distanza di un paio di mesi dalle degustazioni bolgheresi?
Non molto per la verità, il primo vino che mi salta alla mente è il Valente 2022 (uvaggio di sangiovese, pugnitello e foglia tonda) del Podere Il Castellaccio, un eccellente rosso che avevo recensito già lo scorso anno catalogandolo come una sorpresa assoluta e che ho di nuovo provato (la stessa annata) quest’anno attestandone l’indiscutibile valore e l’originalità stilistica, testimoniata anche dalla composizione dell’uvaggio. Una sorpresa confermata. Per il resto, mi va di sottolineare, anche per contrasto con l’immagine opulenta e super boisé che Bolgheri si trascina dietro da tempo come un’etichetta incancellabile e ormai vetusta, la piacevolezza e i toni composti e misurati del Syrah del Podere Roseto, del Franchesato di Terre del Marchesato e dell’enigmatico (per il nome) Quattrocentoventi di Terre del Poeta, vino, quest’ultimo, che non conoscevo affatto. Decisamente più facile stuzzicare la memoria e premere il tasto sorpresa sui vini bianchi, visto che raramente hanno creato motivi di stupore positivo in passato. Oltre al monumentale Ornellaia Bianco 2022, è giusto ricordare il Vermentino Giochessa 2024 (il migliore della tipologia in questa annata) de Le Vigne di Silvia, la versione matura e decadente di Lady F 2021 di Donne Fittipaldi a base di uve orpicchio e, tra i Viognier, l’interpretazione tutta freschezza e profumi dell’Elleboro 2024 di Podere Conca e del Giovin Re 2024 di Michele Satta, del quale condivido senza tentennamenti il nuovo (ovviamente sorprendente) corso stilistico.
Nell’immaginario gruppo delle conferme sorprendenti non possono invece che far parte le grandi griffes del territorio. Ma se faccio i nomi di Sassicaia e Ornellaia, o del Syrah Scrio de Le Macchiole, dove sta la sorpresa? Ci sta, ci sta, perché è sempre una questione di attese, l’annata 2022 non induceva a manifestare troppi entusiasmi soprattutto sul piano della maturità fenolica e, alla resa dei conti, da ognuno di questi vini ero pronto ad accettare una prova onorevole ma ragionevolmente inferiore alle annate più gloriose. Al contrario, è difficile restare indifferenti e non stupirsi: del dinamismo, della ricchezza, integrità e freschezza di frutto del Sassicaia, quando ti attendevi un’interpretazione pur sempre tradizionalmente elegante ma anche più statica e prevedibile; della deliziosa e fragrante succosità dello Scrio, che conferma di non essere più subordinato al prestigio degli altri cru aziendali; del tatto suadente e vellutato dell’Ornellaia in luogo dell’impianto massiccio e dell’impronta più autoritaria che autorevole che lo aveva caratterizzato nel recente passato.





