VIGNAMAGGIO e l’ARMONIA

Il cambio di proprietà avvenuto a Vignamaggio pochi anni fa, tra la famiglia Nunziante e l’architetto Patrice Taravella, non ha provocato una rivoluzione nelle scelte produttive limitandosi ad alcuni ragionevoli aggiustamenti. Il più incisivo è stato probabilmente il passaggio al regime biologico dell’intera produzione agricola della tenuta, ma nello stesso tempo tutte le storiche etichette, dalla Riserva Monna Lisa, divenuta nel frattempo Gran Selezione, al Terre di Prenzano che è passato ad essere il primo vino “bio” aziendale fino all’altro Chianti Classico Riserva, il Gherardino, continuano a rappresentare il fulcro della produzione aziendale. Qualche variazione più sostanziosa si è invece registrata sul fronte dei vini Igt con l’aggiunta del Sangiovese di Vitigliano e del Merlot di Santa Maria al classico e illustre Cabernet Franc di Vignamaggio, uno dei primissimi “Franc” in purezza prodotti in Toscana. La prospettiva è evidentemente quella di agire sulla precisa caratterizzazione di ogni vino puntando sulla forza espressiva dei monovitigni a fianco dei Chianti Classico. Lo stile dei vini è improntato sulla ricerca dell’armonia da raggiungere attraverso formule classiche (buone uve, buoni legni, cantina pulita..), resistendo alla facile tentazione di scivolare in eccessi più o meno modaioli che, talvolta, costituiscono semplicemente una scorciatoia per farsi notare in anticipo.
A giudicare dalle annate sinora recensite, è il Sangiovese, nelle varie versioni docg e igt, a fornire le risposte più convincenti ma nelle prossime uscite – di cui darò un ulteriore rendiconto a breve – ci sarà da attendersi un confronto serrato con un Cabernet Franc poco disposto a recitare la parte del comprimario.
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Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

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