I VINI DI AMBROGIO E GIOVANNI FOLONARI

Il nome Folonari fa indubbiamente parte degli storici marchi del vino italiano. Associato per lungo tempo a Ruffino, ora passato a un noto gruppo internazionale, ha vissuto una ventina di anni fa una divisione all’interno della famiglia, una parte della quale ha continuato a curare una serie di proprietà con il titolo “Ambrogio e Giovanni Folonari”. Ad ogni modo, visto che di Folonari ve ne sono altri con altre aziende a loro nome, sul sito aziendale sono ben specificate quali Tenute fanno parte del gruppo in oggetto, anche se non escludo che si possa continuare a confonderle l’una con l’altra.
Sperando di non avere contribuito ad aumentare i dubbi al riguardo da parte di chi legge, vengo al sodo e riporto sinteticamente le impressioni ricevute dagli assaggi effettuati nella scorsa stagione con particolare riferimento ai vini delle Tenute del Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri.
I riscontri sono stati positivi perché tutti i vini sono ben fatti e curati, come poteva essere prevedibile attendersi da un’azienda di lunga esperienza e vaste dimensioni; d’altro canto le produzioni di realtà del genere si mostrano, generalmente, altrettanto carenti sul fronte del carattere e dell’originalità espressiva.
Debbo invece riconoscere, non so quanto dipenda dalle annate in gioco, almeno un’accresciuta attenzione alla valorizzazione dell’equilibrio e della bevibilità, una focalizzazione più precisa dei vini bianchi e, proprio sul piano della personalità, una serie di risposte più convincenti del consueto da parte dei Chianti Classico e, soprattutto, del Brunello di Montalcino 2015 della Tenuta La Fuga.
A questo punto, giusto per non assegnare i meriti alla casualità delle annate, non mi resta che augurarmi di ricevere adeguate conferme dalle prossime uscite sul mercato (che cercherò di pubblicare con maggiore celerità..).

 

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

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