ASSAGGI SPARSI (RUFINA) N. 17

In questo gruppo ho raccolto gli assaggi di alcune cantine della Rufina. Non mancano i motivi di interesse anche se curiosamente i vini migliori di ogni azienda rappresentano tipologie del tutto diverse. In particolare, per il Castello del Trebbio ho apprezzato il Chianti Rufina Riserva Lastricato 2016 per l’equilibrio e il dinamismo della beva; per Colognole si è invece distinto lo Chardonnay 4 Chiacchiere a Oltrepoggio 2018 per la complessità e il carattere originale; per I Veroni è stato il Vin Santo Occhio di Pernice 2010 a salire in cattedra, grazie alla ricchezza e alla densità della struttura.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

ISOLE E OLENA

Assaggio da una vita i vini di Paolo De Marchi e debbo confessare che assai raramente ne sono stato deluso. E in quei pochissimi casi il colpevole principale non era il vino ma un tappo non perfetto. Una premessa funzionale a rafforzare la percezione dell’attendibilità con la quale si propongono da sempre i vini di Isole e Olena.
Nelle degustazioni di quest’anno hanno primeggiato il Cepparello e il Cabernet Sauvignon, oltre a una straripante versione 2009 del Vin Santo. Ma anche il resto della gamma non ha perso colpi.
E i tappi, stavolta, non hanno giocato scherzi.

Seguono, per gli abbonati, le note di degustazione.

I VINI DI SAN GIUSTO A RENTENNANO

 

Non saprei cosa aggiungere a quello che ogni appassionato sa già perfettamente dell’azienda dei Martini di Cigala ma la straordinaria rassegna di etichette di pregio messe in mostra quest’anno supera davvero le più ottimistiche attese.

Avevo già annunciato qui la sorprendente risposta del Chianti Classico 2018, ma devo aggiungere alle sorprese anche quella della Riserva Le Baroncole che in un’annata scorbutica come la 2017 ha esibito un’insolita morbidezza di tatto e un abbraccio avvolgente che lo rendono immediatamente godibile.
Da lasciare in cantina a maturare è invece il Percarlo 2016 che, seppur già ottimo e caratteriale come sempre, necessita dei tempi giusti per svelare il potenziale di un’annata che possiede le caratteristiche per farsi ricordare a lungo.. 

E, infine, mai come stavolta debbo ricorrere al solito, consunto e abusato, detto latino dulcis in fundo: chi avrà la fortuna, viste le rare bottiglie prodotte, di poter assaggiare il Vin San Giusto 2012 non si faccia assolutamente sfuggire l’occasione: chi non ama i vini dolci potrebbe cambiare opinione, chi invece li adora è opportuno che si ricordi di berlo con moderazione (anche se è inferiore a 10 gradi alcolici).

Segue per gli abbonati

Vin Santo Occhio di Pernice, Badia a Coltibuono

Vin Santo del Chianti Classico DOC Occhio di Pernice 2007 BADIA A COLTIBUONO

Variopinto, articolato, discusso o discutibile, incompreso o incomprensibile, il mondo del Vin Santo toscano è, tuttavia, vivo e vegeto anche se gli intenti e gli stili adottati seguono più le traiettorie tracciate dalle singole aziende che non l’idea condivisa di una tipologia legata ad un’antica tradizione. La degustazione, effettuata recentemente, non ha fornito elementi sufficienti a smentire questa interpretazione e basta registrare i gradi alcolici riportati da ogni etichetta (da 12,5 a 16,5) per arrivare a formulare una prima, pur sommaria, sentenza: difficile trovare un vino più individualista del Vin Santo.

Il Report appena pubblicato analizza i caratteri di 20 Vin Santo* tra i quali mi è sembrato particolarmente apprezzabile per l’originalità e la fragranza di beva – dote rara in un contesto quanto mai “appiccicoso” – l’Occhio di Pernice 2007 di Badia a Coltibuono.

*delle seguenti Cantine:
Badia a Coltibuono, Castello di Cacchiano, Castello di Querceto, Castello di Volpaia, Castellare di Castellina, Fanti, Fattoria La Ripa, Fontodi, Isole e Olena, Lornano, Poggiotondo, Rocca di Castagnoli, Rocca di Montegrossi, San Michele a Torri, Tenuta di Capezzana, Usiglian del Vescovo, Villa S. Anna.

V. d. G.: Vin Santo del Chianti Collefresco di Poggiotondo

Vin Santo del Chianti Collefresco 2010 POGGIOTONDO

Dal vocabolario Treccani: Segreto– notizia che si rivela ad altri in via del tutto riservata…

Nella retroetichetta del Collefresco è riportato il segreto della sua formula produttiva: vigneti trentennali, lungo appassimento, pigiatura soffice a febbraio inoltrato e cinque anni di caratello. Ma che segreto è se si spiattella tutto a tutti? Evidentemente Lorenzo Massart, titolare di Poggiotondo, vuole solo burlarsi dei  segreti (e anche della Treccani), ma a questa sorta di provocazione rispondo a modo mio, rivelando a tutti che il Collefresco è un Vin Santo di gran carattere, potente, denso, dolcissimo eppure bevibile e succoso, imprevedibilmente fresco nel lungo finale di spezie orientali, erbe aromatiche e frutta secca.

Ma, mi raccomando, non ditelo a nessuno..

 

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